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18/15
The long journey: “Strobe-Orchid” – Singapore 2015
Last Updated on Wednesday, 18 February 2015 09:26
Written by AirSigns
Wednesday, 18 February 2015 09:26

Singapore è qualcosa di difficilmente immaginabile e perciò difficilmente descrivibile.

Le parole chiavi sono sicuramente modernità ed efficienza, assieme a sicurezza e pulizia, ma ciò si limiterebbe a descrivere il funzionamento sociale ed economico di questa città che si affaccia sul mare.

In realtà la descrizione più giusta potrebbe essere quella di “porto dalle mille sfaccettature”.

Singapore ricalca la struttura di colonia britannica ottocentesca, intrisa dalle varie contaminazioni etniche e culturali presenti sin dalla metà del XIX secolo.

Benchè la matrice sia quella cinese, si trovano insediamenti indiani e malesi, ognuno ramificato in un distretto, mentre quello finanziario (Raffles Place) ospita le “contaminazioni” moderne, costituite da uomini d’affari provenienti da ogni parte del mondo (numerose ed estese le comunità inglesi, americane e persino svedesi).

Singapore non è un posto eccessivamente turistico, quanto da “lavoro” e da vita notturna, ma girovagandoci a tempo perso si ha un pittoresco riassunto di un significativo pezzo d’Asia: Chinatown con i templi Taoisti in legno laccato rosso, nero e dorato, una ben nascosta sala da the tradizionale, il magnifico Tempio della Reliquia del dente di Buddha e l’invitante Street food, permette di assaporare l’autentica atmosfera cinese in un contesto tutt’altro che caotico.

Little India offre uno scorcio di quel che sono vita, suoni, colori e tradizioni della cultura induista; particolarmente scenografiche e a tratti frastornanti le funzioni nei magnifici templi aperti al pubblico soprattutto nel pomeriggio.

Arab Street ospita invece gran parte della comunità musulmana e malese completando il quadro dei costumi e delle religioni (tuttavia vi sono anche chiese cattoliche nei pressi del centro).

Trattasi di assaggi, scorci, vedute lampo, ma tutte autentiche e soprattutto tutte inserite in un contesto di grande giovialità, apertura comunicativa e tolleranza reciproca.

Questo clima molto positivo è a sua volta collocato in un contesto di acciaio e cemento dei grattacieli, che si mescolano in maniera impressionante al verde degli alti alberi tropicali presenti in tutta la città.

L’orchidea, il fiore preponderante nel lussureggiante giardino botanico cittadino, assume quindi contorni hi-tech e psichedelici, ma anche un retrogusto dai molteplici aromi indiani, cinesi e marittimi.
Seguendo questa scia, ho quindi composto l’etno-trip-hop che caratterizza il brano dedicato a Singapore nella collana di Long Journey: Strobe-Orchid (la Strobo-Orchidea).

 



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