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May
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The long journey: “Siamese serenade” – Thailandia 2014
Last Updated on Monday, 19 May 2014 02:23
Written by AirSigns
Monday, 19 May 2014 12:01

Finalmente, dopo anni di copiose ricerche, letture, film e ascolti musicali, riesco a visitare l’Oriente, quella terra che crediamo a portata di mano ma che in realtà ancora non possiamo comprendere fino in fondo, almeno finchè non abbandoneremo i nostri limiti mentali occidentali.

Il Karma ha voluto che la mia prima tappa asiatica fosse la “Terra del sorriso“, situata a tra Birmania, Laos e Cambogia e storico punto di contatto con l’immaginario occidentale, basti pensare ai numerosi film che hanno visto Bangkok (“Città degli angeli”) come scenario di un tentativo sfrenato di dimenticare le proprie origini (“The Beach” con Di Caprio) o di sperimentare divertimento e trasgressione.

Fortunatamente la Thailandia non è nulla di tutto ciò.

Una descrizione dettagliata non sarebbe di mia competenza (scrivo solo per riportare le mie sensazioni e per far parlare musica e immagini), perciò sarò breve: in questa lingua di terra calda, che alterna giungla e metropoli, costellata di innumerevoli templi, la cosa che più colpisce interiormente è l’imperturbabile serenità del Buddha, onorato e letteralmente vissuto interiormente dalla maggior parte della popolazione.

Visitando i principali “Wat” (templi) risalendo da Bangkok (che merita una menzione particolare per l’incredibile mix di grattacieli, palafitte e templi che si snodano attorno al fiume Chao Phraya) a Chiang Mai, ho potuto percepire in ognuno di essi quel sentimento di pace “vigile”, di quiete consapevole, che altro non è che un infinitesimo dell’illuminazione del sorridente e Risvegliato Siddharta, ben veicolata dai monaci sparsi in tutto il paese.

Anche senza indossare la loro veste arancione, in ognuno di quei luoghi sacri si ha la sensazione di essere ricoperti da un mantello protettivo d’oro e di poter lasciar quindi andare tutto il fardello confezionato dal nostro ego, che si effonde così in un sorriso e un inchino a mani giunte.

Tutto ciò avviene in una cornice carica di colori, profumi e sapori intensi, accesi dal caldo tropicale.

La Thailandia per me non ha rappresentato solo una bella gita con un retrogusto esotico, è stata invece l’occasione di sperimentare costantemente -per almeno una decina di giorni- uno stato dell’essere  che normalmente faccio fatica a raggiungere e preservare nel mio paese.

Certo, la routine è ben diversa dalla vacanza, ma le fatiche quotidiane cessano di essere un motivo di malinconia se riusciamo a ricordarci, di tanto in tanto, come raggiungere quel “sorriso interiore” (mostratomi da un monaco durante una meditazione Buddhista guidata) e di cui questa terra è intrisa.

Ricordando alcune delle melodie e delle sonorità udite durante una cena tradizionale, consumata per terra, a gambe incrociate e piedi scalzi la sera del Capodanno Buddhista (13 Aprile), ho cercato di restituire il cortese sorriso e quel senso di leggera ma profonda percezione della propria presenza spirituale nel brano Siamese Serenade, inciso con una chitarra Phin, il liuto a tre corde che ho acquistato nel meraviglioso Mercato Galleggiante.

Buon ascolto e … Kop Khun Krap!



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