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30/12
Libra: Il grande viaggio
Last Updated on Tuesday, 30 October 2012 10:28
Written by AirSigns
Tuesday, 30 October 2012 06:39

 

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I brani contenuti in Libra (a proposito, la Bilancia è anche il mio segno zodiacale) sono 12: i miei apostoli, i miei ministri, i miei emissari.

Col sottoscritto formano un insieme di 13 unità -13 è il numero della trasformazione secondo la numerologia classica e i tarocchi- e ricalcano una duplice chiave di lettura: da un lato l’inizio di una nuova vita terrena culminata con una dipartita consapevole; dall’altro lo scenario dopo la morte, dove i nitidi ricordi della precedente esistenza vengono rivissuti in un modo del tutto nuovo e ci preparano ad una nuova rinascita.

Dicevamo che il segno di Libra è il principale simbolo d’ispirazione dietro al progetto; trattasi della Bilancia, un oggetto che trova un equilibrio dopo parecchie oscillazioni e bilanciando due precise realtà. Poco importa che sia simmetrica: prima o poi, il movimento dei due piatti cessa e l’emanazione finale è quella di un’armonia risolutiva.

La dualità è quindi un tema importante di questo disco, che si snoda attraverso 12 tappe di una vita e, al tempo stesso, lungo 12 passi tra la morte  e la rinascita: i fili conduttori sono paralleli, proprio come parallelamente a questa realtà ve ne è una immateriale e superiore. Quel che si ha dal punto di vista dell’esperienza sonora sono 12 scenari concatenati (quasi tutti mixati tra loro) ma totalmente indipendenti nei concetti e nei messaggi contenuti in essi.

1)Welcome: L’inizio di ogni cosa; in un solare minuetto di benvenuto, la genesi del mistero si fa strada nel vagito di un neonato che ride percependo una realtà di luci e colori ancora indistinti. E’ il tempo del fanciullo divino che si affaccia gioioso in questo mondo, ancora inconsapevole di sè stesso, ma che una volta inseritosi nella realtà fisica sviluppa subito un’importante reminiscenza: l’ispirazione atavica alla ricerca di qualcosa o…qualcuno.

2)In her streams: Catapultati in mezzo al deserto della mente, la prima cognizione di sè stessi parte in questa landa desolata alla ricerca di un’oasi di illuminazione. Spinti da una sconosciuta pulsione, nel viaggio scorgiamo che non siamo soli: nella nostra mente esiste il ricordo di qualcuno, ma non abbiamo una coscienza chiara di chi sia.

Tutto ciò che sappiamo è che non possiamo fare a meno di questa presenza misteriosa, che ci può condurre ad una verità racchiusa in quelle mistiche dune del deserto. E’ il ricordo della nostra anima gemella: sappiamo che quando l’avremo riabbracciata avremo una chiara visione del tutto.

3)The Storm: Così come richiamiamo il ricordo, ad esso si accompagna una forte sensazione interiore: passione e desiderio ci scagliano improvvisamente nel mondo delle emozioni, visualizzate sotto forma di tempesta. Attorno a noi si scatena il sinistro uragano dei sentimenti e l’unica cosa saggia da fare è correrle incontro anziché sfuggirle, prendersi cura della propria sfera emozionale: è l’unica strada per giungere all’occhio del ciclone, dove regna la calma poiché è il centro equidistante del turbine. Le emozioni vissute e osservate da qui possono essere comprese e non ci scaraventano più via: noi siamo l’occhio, noi siamo il centro delle nostre emozioni, siamo intatti e al sicuro, nulla ci può scalfire.

4)Seraph’s ballade: In questa calma emotiva, dove le passioni e i turbamenti non ci ancorano più a terra, si ode la vibrazione sonora rigenerante del Serafino, lo Spirito dell’Amore. Conversiamo con esso, senza capirne bene origine, sesso o tratti caratteriali, viviamo solo delle immagini che ci ispira e della sua melodia celeste.

5)Awakening: Quella musica ci riporta ad una dimensione terrena, pronti per il risveglio: le memorie si destano, cominciamo ad avere una più chiara identità della nostra origine divina. Ciò ci permette di indirizzarci verso la vera apertura degli occhi, per osservare il mondo al di là del velo delle illusioni.

6)Life of a breath: E’ oltre questo velo che possiamo cogliere l’amore puro, la fusione di due anime e di due vite. In vita, un’esperienza trascendente di amore può durare soltanto il tempo di un respiro se paragonata all’universo. Riconosciamo questa scrosciante energia nel nostro universo, ma non sappiamo bene distinguere tra percezione e ricordo.

7)Morphsearch: Per questo abbiamo bisogno di dare una connotazione alla nostra totalità, dobbiamo riconoscere la “forma” in cui il nostro Io cammina su questo mondo. Nel mezzo di una grande e costante mutevolezza (riprodotta dalla molteplicità sonora del brano) dobbiamo plasmare noi stessi attraverso una specifica catarsi, oppure le nostre percezioni saranno oggetto di illusioni.

8)Spirits: Durante questo viaggio interiore veniamo a conoscenza della presenza di un’entità al nostro fianco: la nostra ombra, il nostro doppio, l’altro lato oscuro di noi stessi. Egli ci ha accolto in questa vita come un involucro, ma il suo unico scopo è quello di avvolgere tutto nella sua tenebra, nel più totale controllo. Conoscendolo e avendo ora coscienza della nostra forma, distinguendo i nostri contorni dai suoi, possiamo domarlo e rendere l’ombra funzionale al nostro scopo karmico. E’ la più grande conquista che un essere umano possa fare.

9)Libra: Raggiunto l’equilibrio individuale, si volge l’occhio a quello del macrocosmo. Domata l’ombra personale, si ha cognizione della mancanza di equilibrio nel mondo, avvolto in un’ombra ancora più grande e nel caos (sebbene sia in realtà solo apparente). Si rivolge così la preghiera al segno di Libra, la Bilancia della giustizia cosmica e divina, affinché riporti l’armonia tra gli opposti in guerra nel mondo, così come abbiamo fatto in noi stessi. Tuttavia, dato che siamo in armonia con noi stessi, siamo in grado di esercitare l’accettazione della realtà circostante: il finale Zen del brano ci ispira ad essere noi stessi artefici dell’equilibrio collettivo raggiungendo prima il nostro.

10)The one: La percezione dell’equilibrio cosmico ci porta all’Illuminazione, cioè l’espandere la luce della coscienza sopra il nostro Io frammentato. Con l’esplosione della consapevolezza la frammentazione cessa, tutti i pezzi sono riunificati in un unico Io.

Siamo totalmente integri e l’ombra non ha più motivo di esistere: dopo l’ultimo, epico confronto, essa ci lascia e noi entriamo in una nuova dimensione, poiché l’Io trascende totalmente sè stesso sperimentando così il Sè spirituale (il quale è in grado di governare le forze dell’uomo da un piano più alto).

11)Old souls’ marriage: il Sè spirituale ha coscienza della totalità, poiché è al di là della percezione individuale propria dell’Io. Con questa nuova, universale consapevolezza finalmente avvistiamo l’oggetto del nostro ricordo atavico e lo riconosciamo come parte di noi: la nostra anima gemella è sempre stata connessa con noi, ma siamo stati in grado di riconoscerla e trovarla solo dopo il percorso fin qui fatto.

L’unione definitiva ed eterna con l’anima gemella coincide con la nostra escarnazione, col termine del vincolo terreno, con la fine della nostra esperienza di vita…almeno per il momento.

12)Indigo: è il gran finale per l’ultimo congedo: la vita terrena finisce e noi voliamo via con l’altra parte di noi, pronti a reincarnarci in futuro e a ricominciare il ciclo.

La vita è un continuo cambiamento, una metamorfosi tra opposti, tra notte e giorno, ombra e luce, effusione collettiva e percorso individuale. Come metaforicamente moriamo ogni volta che lasciamo qualcosa, così veniamo nuovamente al mondo quando ci apriamo al nuovo; così è anche l’eterna giostra tra una vita e l’altra: vita e morte sono due lati della stessa medaglia.

Abbiamo reminiscenze delle nostre vite passate?

Certamente sì, anche se non ne abbiamo coscienza o non sappiamo distinguerle dai sogni.

 

Quest’ultimo brano è un mio personale molteplice saluto: è il saluto al percorso spirituale descritto in questa opera artistica; è il saluto ad Air Signs, il mio grande sogno e mio grande amore artistico, in cui ho sempre messo tutto me stesso e che ora saluto da lontano, col cuore colmo e lo sguardo fiero; è il saluto ai miei grandi maestri musicali che non ci sono più, come Jim Morrison: Indigo vuole essere il mio umile tributo a “The end”.

Soprattutto, e mi rendo conto che questa è la parte meno comprensibile del discorso, è un caro e personalissimo saluto alla mia precedente vita, a chi sono stato e a tutto ciò che ho rappresentato: è stato difficile comporre un brano per congedarsi da sè stessi, ma ho imparato che la preziosità della vita sta proprio nel lasciar scivolare dolcemente ogni istante alle proprie spalle ed aprirsi a ciò che sarà.

Non saluto invece molte cose che resteranno di questa incredibile esperienza: non saluto l’Esoterock, anche se per ora non so quali ulteriori capitoli potrà ospitare, nè se possa mai essere un’opera significativa per altri quanto lo è per me; non saluto, ma anzi ringrazio ancora una volta chi mi ha accompagnato in questo viaggio musicale (tutti menzionati nelle pagine di questo sito), anche se le nostre strade artistiche si sono separate da tempo; non saluto la musica: essa fa parte di me.

Il mio augurio è che per qualcuno, di tanto in tanto (magari ascoltando un mio brano), si realizzi la piccola “profezia” che ha accompagnato la saga di Air Signs: “We will all see signs” (“Noi tutti vedremo segni”).

Un ‘segno’ altro non è che un invito a percorrere quell’improbabile sentiero che, dentro di noi, sappiamo avere un grande significato per la nostra vita; talvolta ci giunge dall’universo, talvolta da chi ci è vicino…talvolta dalle parole di una canzone.

 

Alex Lupi

 



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